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Carciofo: Storia, Curiosità, Virtù Terapeutiche.

Antonietta 12/04/2013

Non si sa esattamente quando il Cardo mariano (Silybum marianum) si sia trasformato in Carciofo (Cynara scolymus) ma certo, ci sono voluti pazienza e molti tentativi; alcuni studi recenti,  avvalorano la tesi che la trasformazione sia avvenuta in Sicilia, nella zona centro occidentale, dove una antica land race sembra possedere le qualità morfologiche e molecolari per essere considerata la pianta di transizione tra il Cardo e il Carciofo e nelle stesse aree, sono in corso sperimentazioni per la selezione di nuovi genotipi di cardo domestico da utilizzare per la produzione di biomassa lignocellulosica oltre ad acheni da destinare all’estrazione di olio, per uso alimentare e bio-diesel. Certamente non si può negare che sono stati gli Arabi a diffondere la pianta in tutto il bacino Mediterraneo giacché il nome del carciofo,  in molte lingue europee, ha il suono e la radice del nome arabo: alharshùf.

Certo è che già nell’antico Egitto pare ci fosse la consuetudine dei carciofi come dono funebre. Nel I secolo d.C., Plinio il Vecchio, al quale nulla è sfuggito, ce ne regala una descrizione accurata nella sua Naturalis HistoriaLucio Giusto Moderato Columella nella sua De re rustica, ci racconta che il significato di Cynara, deve essere ascritto all’abitudine di spargere le ceneri ( cinis) di legna sul terreno, per renderlo fertile e disinfettato. Addirittura al tempo dei Romani, sognare i carciofi era considerato segno nefasto.

Anche il carciofo come molti ortaggi è protagonista di una leggenda. In essa si narra che Giove si innamorò della bella ninfa  Cynara;  Giunone, moglie di Giove, gelosa e furente per le attenzioni che il suo sposo aveva per la bella ninfa dai capelli color cenere, la trasformò in carciofo.

Nei secoli successivi, del carciofo si persero le tracce scritte,  fino a quando nel XV° secolo,  in Toscana lo si identifica come il “frutto di Napoli” e più tardi, Caterina dé Medici che ne era grande estimatrice, introdusse l’ortaggio in Francia e sulle tavole dei francesi. Dall’Europa, i navigatori lo trasportarono in America dove non ebbe molta fortuna e solo in poche aree lo si produce ancora oggi con successo. La sua nomea di ortaggio afrodisiaco, ha attraversato i secoli ma, ad oggi, non si hanno notizie certe su questa peculiarità.

Molti poeti, scrittori e pittori hanno dedicato la loro creatività alla pianta del carciofo; dovendo scegliere, ci è sembrato giusto preferire questa poesia di Pablo Neruda, premio Nobel 1971 per la letteratura.

Ode al carciofo.

Il carciofo dal tenero cuore si vestì da guerriero,
ispida edificò una piccola cupola,
si mantenne all’asciutto sotto le sue squame,
vicino al lui i vegetali impazziti si arricciarono,
divennero viticci,
infiorescenze commoventi rizomi;
sotterranea dormì la carota dai baffi rossi,
la vigna inaridì i suoi rami dai quali sale il vino,
la verza si mise a provar gonne,
l’origano a profumare il mondo,
e il dolce carciofo lì nell’orto vestito da guerriero,
brunito come bomba a mano,
orgoglioso,
e un bel giorno,
a ranghi serrati,
in grandi canestri di vimini,
marciò verso il mercato a realizzare il suo sogno:
la milizia.
Nei filari mai fu così marziale come al mercato,
gli uomini in mezzo ai legumi coi bianchi spolverini erano i generali dei carciofi,
file compatte,
voci di comando e la detonazione di una cassetta che cade,
ma allora arriva Maria col suo paniere,
sceglie un carciofo,
non lo teme,
lo esamina,
l’osserva contro luce come se fosse un uovo,
lo compra,
lo confonde nella sua borsa con un paio di scarpe,
con un cavolo e una bottiglia di aceto finché,
entrando in cucina,
lo tuffa nella pentola.
Così finisce in pace la carriera del vegetale armato che si chiama carciofo,
poi squama per squama spogliamo la delizia e mangiamo la pacifica pasta
del suo cuore verde.

Principi attivi presenti nel carciofo:

  • il carciofo è ricco di acqua e carboidrati ( inulina, fibre);
  • minerali ( fosforo, calcio, sodio, potassio, ferro);
  • vitamina B1 B3 e piccole quantità di vitamina C;
  • composti chimici secondari ( acido clorogenico, cinerina, flavonoidi, lattoni sesquiterpenici );

Usi terapeutici

  • Le foglie raccolte in primavera e il rizoma raccolto a fine estate, sono le parti della pianta usate per le preparazioni fitoterapiche. Le foglie vanno essiccate all’ombra e conservate in sacchetti di carta tipo quelli del pane. I rizomi vanno tagliati a rondelle ed essiccati al sole; vanno conservati in barattoli, stipati in un luogo fresco e asciutto. Anche essiccate, le parti del carciofo, conservano le loro proprietà curative.
  • I glucosidi, i tannini e la grande quantità di cinarina, lo rendono particolarmente adatto a curare i disturbi di origine epatica, agevola la coleresi e la diuresi.
  • Il consumo del carciofo, in cucina e in preparazioni fitoterapiche, è consigliato alle persone che soffrono di anemia e rachitismo per l’alto contenuto di ferro.
  • La tintura, il decotto e il macerato glicerico, sono utilizzati per la cura della gotta, le disfunzioni epatiche, reumatismi e artriti.
  • I suoi principi attivi amari sono ritenuti adatti a contrastare il diabete incipiente.
  • I carciofi cotti, vanno consumati subito, se ne sconsiglia l’uso alle donne durante l’allattamento a causa delle sostanze amare in essi contenuti.

 

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