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Sagra del carciofo bianco di Pertosa

Antonietta 06/04/2013

In un piccolo  territorio compreso tra  i paesi di Auletta, Caggiano, Salvitelle e Pertosa, ai piedi dei Monti Alburni, sulle rive del basso Tanagro,  è presente una biodiversità pressoché unica al mondo. Questo piccolo paradiso ha dato origine ad un prodotto che non ha eguali,   il carciofo bianco di Pertosa  che ha nel nome la sua peculiarità:  il colore verde chiarissimo quasi bianco-argenteo.  Le infiorescenze sono grosse, globose, inermi  con il caratteristico forellino sulla sommità.

 

 

 

 

 

 

 
In tempi remoti, in questi territori, le foglie dei carciofi erano una preziosa merce di scambio; grazie all’elevato apporto nutritivo rappresentava un importante integratore alla dieta delle vacche e gli allevatori, in cambio delle foglie, cedevano letame maturo per il terreno ai contadini che così si sono sempre affrancati  dall’uso di concimi chimici. Questa buona abitudine,  ha mantenuto nei secoli  la fecondità del suolo  fino ai giorni nostri,  ha conservato nel tempo le caratteristiche organolettiche del carciofo bianco di Pertosa e  la sua dolcezza che ne fa uno dei pochi che possono essere mangiati crudi.

 

 

 

 

In tutto il territorio sono più o meno una trentina i contadini che, su circa tre ettari di terreno, producono questa specialità, per lo più a carattere familiare; la produzione ha inizio a Marzo con la raccolta dei carciofi più grossi e prosegue fino a Maggio con la successiva raccolta dei capolini più piccoli, destinati alla conservazione. Per quanti ne hanno possibilità, raccomandiamo un viaggetto nel weekend dal 10 al 12 Maggio, in occasione della Sagra del carciofo bianco di Pertosa, con  degustazioni indimenticabili, paesaggi mozzafiato e un salto indietro nel tempo, quando i primi cavernicoli delle zone rupestri abitavano le Grotte dell’Angelo, uniche grotte attraversate da un fiume, il Negro.  Le grotte di Pertosa hanno una atmosfera onirica;  entrare e salire sulla barca per essere traghettati, sarà come essere  trasportati indietro al  tempo dei  racconti epici, quando gli eroi di Virgilio attraversavano lo Stige   piuttosto che   Dante  che attraversava  l’Acheronte.

 

 

 

 

 

 

 

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