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Sofferenza per sostituzione: Febbre.

Antonietta 20/01/2013

In tempi remoti, specie al tempo dei Romani, nei territori isolati, ma non solo, erano in uso  riti e tradizioni che ammettevano la possibilità di trasferire la propria sofferenza e/o i peccati. In alcuni casi mancava l’odio o il risentimento verso l’essere vivente destinatario del maleficio giacché sconosciuto oltreché inconsapevole.
I riti che racconto, giunti sino alle soglie del terzo millennio, oggi sono caduti nell’oblio del tempo e la “ sofferenza per sostituzione” ha assunto, in questi ultimi anni, connotazioni che tutti conosciamo e che nulla hanno a che fare con riti o tradizioni remote ma sono solo  prosaici e indegni comportamenti  di persone malvagie.

Febbre

  1. Quando una persona ha la febbre, la sera prima di addormentarsi, deve legare al suo polso sinistro un filo con sette nodi. La mattina dopo deve recarsi in un bosco e legare il filo ad un albero al quale il male sarà trasferito. L’ammalato non dovrà mai passare vicino a quell’albero , se lo facesse infatti, la febbre romperebbe il legame con l’albero e lo tormenterebbe ancora.
  2.  Per questo rito, bisogna prendere da un albero di castagno tre rametti, recarsi ad un quadrivio e dopo aver pregato il proprio Santo protettore,  lasciare ad ogni strada un rametto recitando una preghiera.  La strada restante sarà quella dalla quale si farà ritorno a casa, che deve essere diversa da quella  percorsa per arrivare al quadrivio, ricordandosi di non passare da quel posto prima che siano trascorsi molti giorni, per avere la certezza che un animale o altro essere vivente sia passato e abbia preso su di se la febbre.

A proposito di quest’ultimo rito, esso non è incruento giacché qualcuno prima o poi passerà dal quadrivio e  sarà “sacrificato

Diceva bene Froid: “… negli individui…sono scomparse tutte le inibizioni …, mentre gli istinti crudeli, animaleschi, distruttori, residui delle epoche primitive, che giacciono nel fondo di ciascuno, si ridestano e cercano la propria soddisfazione“.

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