Casa facile felice

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I riti della Morte

Antonietta 31/10/2012

Le generazioni nuove crescono sfidando spesso la morte. E’ un fatto! Ma non vuol dire che non hanno paura di morire si badi bene, anche se vediamo tutti i giorni sui giornali e sul web che i giovani sono temerari e a volte stupidamente incoscienti, nelle sfide con se stessi e i propri limiti.
Nel secolo scorso era molto diverso e mi sono chiesta più volte come mai questa diversità così profonda di approccio alla morte. Credo che la risposta sia la mancanza di un sentimento che dovrebbe accompagnare la crescita personale, un sentimento che si chiama Rispetto.
Noi delle generazioni passate siamo cresciuti con persone anziane intorno a noi o in casa, consapevoli che sarebbero morti. Il rispetto e l’affetto che avevamo verso di loro ci faceva accettare la loro morte come una fase della vita stessa. L’ultima fase a completamento naturale di un percorso. La morte come la vita esigevano rispetto e noi ne avevamo perché ci era stato insegnato dagli adulti ad essere rispettosi.
E qualcuno ha assistito anche ad un rito particolare che non credo sia più in uso: il rito del trapasso sereno.
Era tradizione che il defunto fosse tenuto in casa per tre giorni, nel suo letto tra le lenzuola bianche come se stesse dormendo, ciò era strettamente collegato al rito della deposizione di Gesù nella tomba di Giuseppe di Arimatea e la Sua resurrezione dopo tre giorni.  A mezzanotte del secondo giorno, si preparava una bacinella riempita di acqua che si appoggiava per terra ai piedi del letto, dentro si lasciava cadere un pezzetto di sapone e a fianco una asciugamano, tutti quelli che erano presenti dovevano allontanarsi dalla stanza. Questo era considerato il rito di purificazione del defunto, fatto dall’Angelo che avrebbe accompagnato la sua anima nel suo percorso verso l’aldilà. Prima di ritirare la bacinella, nell’acqua si leggevano i vaticini: acqua limpida, il defunto avrebbe raggiunto la Luce; acqua torbida, avrebbe avuto bisogno di preghiere per raggiungerla. Prima che la bara fosse chiusa si mettevano tra le mani giunte o sugli occhi due monete di piccolo taglio donate, come ringraziamento, da persone alle quali il defunto aveva fatto del bene. Rito antico riconducibile a Charun la guida dei morti nell’aldilà degli Etruschi o a Caronte il traghettatore delle anime nell’Ade dei Greci. La salma veniva vestita con gli abiti più belli e avvolta in un lenzuolo bianco di proprietà della famiglia, dove nessuno aveva mai dormito.
La bara chiusa, veniva accompagnata in Chiesa per la Messa e la Benedizione, poi al Cimitero per la sepoltura.

 

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Comments (1)

  1. Roberto Moscariello 07/08/2014 at 22:45

    Grazie, ho appena letto la sezione di riti e credenze, e ho imparato ancora cose che non sapevo, la pregherei di pubblicarne delle altre se ne ha la possibilita’ e il tempo.
    Grazie.

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